giovedì 9 luglio 2009

L'intrigo di Chiasso su Finanzainchiaro.it

Jules Previ è giornalista freelance e traduttore news-online presso agenzie stampa internazionali. Collabora al progetto Finanzainchiaro.it dal 2007.
"Una fitta coltre di mistero avvolge il sequestro a Chiasso di 134 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitense. A dare alla vicenda i connotati di un vero e proprio intrigo finanziario di carattere internazionale, arriva ora l'arresto del direttore di un'emittente radiofonica USA, Hal Turner. Per chi non lo conoscesse, Turner dirige una stazione radio, la TRN ( Turner Radio Network) attiva via web e con la vocazione per lo scoop giornalistico. Tempo fa aveva messo in subbuglio il mercato finanziario d'oltre oceano rivelando i dettagli di un piano top secret per sostituire il dollaro con una divisa comune all'area nord americana: l' Amero. Il tutto dopo una grave crisi del sistema opportunamente creata dall'establishment finanziario. La vocazione per il giornalismo d'inchiesta è sempre stata prerogativa dell'emittente di Turner. Il 20 giugno la TRN lanciava la notizia che i due " spalloni dagli occhi a mandorla" fermati e poi rilasciati alla frontiera italo- svizzera, altro non fossero che due dipendenti del Ministero del Tesoro giapponese. Anzi, uno dei due, Tuneo Yamauchi, addirittura cognato di Toshiro Muto, fino a poco tempo fa Vice Governatore della Banca del Giappone. Nello stesso servizio radiofonico, si rivelava poi come le autorità italiane fossero convinte dell'autenticità dei titoli sequestrati e a conoscenza del particolare, non di poco conto, che i fermati lavorassero alle dipendenze del Ministero delle Finanze nipponico. Secondo la ricostruzione di Turner, i titoli sarebbero appartenuti al Tesoro giapponese e compito di Yamauchi e socio era di piazzarli sul mercato svizzero, approfittando della permissiva legislazione elvetica in materia di segreto bancario. Sempre a detta del direttore di TRN, a spingere le autorità finanziarie del Sol Levante ad una azione tanto rischiosa era il sentore di un tracollo del sistema finaziario statunitense e la conseguente impossibilità del Tesoro USA di ripagare il proprio debito pubblico. Ecco allora il maldestro tentativo, miseramente naufragato sul pendolare Como- Chiasso, di recuperare liquidità sul mercato svizzero prima dello scoppio del diluvio finanziario. A sostegno della sua tesi Turner chiudeva il servizio annunciando che avrebbe fornito i numeri di serie dei titoli sequestrati. Ma " preciso", proprio come un orologio svizzero, è scoccato l'arresto per Turner. Le ragioni che hanno portato il direttore dietro le sbarre nulla hanno a che vedere con l'intrigo di Chiasso. Certamente la tempestica dell'arresto e soprattutto i motivi dell'incarcerazione suscitano qualche perplessità. Turner è accusato di aver formulato minacce attraverso il blog del proprio sito. Ora, a parte il fatto che ormai sembra assodato che non sia stato lui personalmente a proferire minacce e semmai l'unico addebito che gli si può muovere è di non avere vigilato " responsabilmente" su quanto pubblicato, risulta evidente che di minacce, provocazioni, commenti fuori dalle righe siano pieni zeppi i blog di mezzo pianeta, in primis proprio quelli statunitensi. Hal " The Brave" non si è perso però d'animo. Dal carcere in cui è rinchiuso, diffusa via internet, è arrivata la toccante quanto coraggiosa telefonata dell'indomito direttore con accuse rivolte alle autorità federali, responsabili, a suo dire, di aver proceduto ad un arresto " politico", collegato alla vicenda di Chiasso e alle rivelazioni che era in procinto di fare. Qualcosa di strano deve essere pure successo: quantomeno sorprendente la coincidenza temporale, l'inusuale solerzia e la futilità dei motivi che hanno portato all'arresto e incarcerazione di Turner. Mah...".
Alla prossima.
Jules Previ – Finanzainchiaro.it

lunedì 6 luglio 2009

I Bond di Chiasso: veri o falsi? Se ne occupa "Il Giornale"!


Da un articolo de "Il Giornale":

"Via della Fagiana è una strada in discesa, tra i campi da golf e le ville opulente e discrete della Brianza. Al numero 12, intento a sistemare le piante in questo week end d’estate, c’è l’uomo chiave del giallo che in Italia ha poco successo ma che scuote i blog di mezzo mondo, che viene studiato nelle sedi dell’intelligence, e che ha portato a Como i reporter delle reti tivù giapponesi e americane. È la storia dei bond americani - per l’astronomica cifra di 134,5 miliardi di dollari - con cui due giapponesi si sono fatti beccare alla frontiera di Chiasso, tra Svizzera e Italia, il pomeriggio del 2 giugno scorso. I due giapponesi, i signori Akihiko Yamaguchi e Mitusoyoshi Wanatabe sono spariti nel nulla: al punto che il loro avvocato, Massimo Schipilliti, ha deciso di rinunciare al mandato. I bond sono nelle mani della Guardia di finanza e dei servizi segreti americani che incredibilmente - a un mese e passa dal fattaccio - non hanno ancora detto ufficialmente se i titoli sono buoni o fasulli. Invece il signor Alessandro Santi è rimasto nella sua villa di Carimate e pota tranquillo le piante. E se gli chiedi che ruolo svolge in tutto questo pasticcio allarga le braccia, «C’è il segreto istruttorio!», e torna a lavorare di cesoia. Così, visto che lui non collabora, per cercare di capirci qualcosa bisogna rimettere in fila i fatti. Partendo dall’unico che ancora non è di pubblico dominio: pochi mesi fa, secondo quanto risulta al Giornale, i servizi segreti americani avvisano i loro colleghi italiani del possibile arrivo in Italia di una valanga di titoli di Stato a stelle e strisce, che il governo nordcoreano - isolato dall’embargo a causa dei suoi esperimenti atomici - cerca di convertire in euro. La segnalazione viene incamerata senza particolare emozione. Se non fosse che il pomeriggio del 2 giugno dal treno regionale 10854 proveniente da Milano, alla frontiera di Chiasso scendono e vengono bloccati dalla Guardia di finanza i due giapponesi, Yamaguchi e Wanatabe, con quattro telefonini a testa e nel doppiofondo delle valigie un malloppo di bond da far rizzare i capelli. Tanti. Troppi. I mass media giapponesi si fiondano sulla storia. Prima ipotesi: i due non sono affatto giapponesi ma agenti segreti di Pyongyang, che da sempre hanno il vizio di camuffarsi dietro passaporti del Sol Levante.Insomma, sembra che la segnalazione della Cia abbia visto giusto. Peccato che, dopo qualche settimana, si scopra che i due signori sono giapponesi davvero. I bond non si sa dove li abbiano presi, anzi, neanche si sa se siano buoni. Il servizio segreto dell’ambasciata Usa a Roma, interpellato dalla Finanza, tace. In compenso la Provincia, il quotidiano di Como, rivela che tra le carte dei due giapponesi è saltata fuori della documentazione curiosa. Sono documenti che collegano il malloppo alla Dragon Family, una fondazione cinese che si occupa di investimenti. Il giallo si infittisce. Uno dei tanti blog che si scatenano sulla vicenda arriva a dire che di mezzo c’è il tesoro che l’imperatore cinese affidò agli americani prima dell’invasione giapponese della Manciuria, ottenendone in cambio i bond misteriosamente riapparsi a Chiasso.Tutto sarebbe più facile se gli americani si decidessero a comunicare se i bond sono buoni o farlocchi. Perché, come ognuno può intuire, la storia cambia radicalmente. Se sono fasulli, allora Yamaguchi e Wanatabe vengono retrocessi ufficialmente nella categoria degli zanza dei patacca, insomma degli imbroglioni. Se i bond sono veri, allora davvero quel pomeriggio di giugno a Como è stato intercettato un brandello di un’operazione colossale. Certo, a sbrogliare la matassa potrebbe provvedere il signor Santi, quello che pota le ortensie a Carimate. Cominciando a spiegare perché due businessman giapponesi carichi di bond veri o fasulli avessero nelle loro carte, come riferimento, proprio lui: milanese, 72 anni, una vita spesa nelle spedizioni internazionali e negli affari di dogana, già presidente del Consorzio internazionale trasporti di Roma, socio e poi proprietario unico della Interprogetti di Milano. Insomma, uno che delle cose che accadono da sempre sulla frontiera tra Italia e Svizzera sa tutto o quasi tutto. Ma per adesso non parla: «Eh! C’è il segreto istruttorio!».
Nel frattempo il silenzio della stragrande maggioranza dei media persiste.

martedì 30 giugno 2009

Il Giallo di Chiasso: si inizia a pensare che i bond siano veri!


A quattro settimane dalla confisca di titoli americani a due giapponesi (o filippini?) che viaggiavano su un treno per pendolari diretto a Chiasso, in Svizzera, continua il silenzio delle autorità italiane. Intanto una strana coincidenza: è stato arresto il direttore di una radio via internet che aveva delle rivelazioni sulla vicenda. Una nuova rivalutazione del fatto che tra i titoli sequestrati vi fossero dei “Kennedy Bond “ fa propendere per l’autenticità di quanto sequestrato dalla Guardia di Finanza (GdF) all’inizio di giugno. I maggiori quotidiani anglosassoni avevano ignorato la vicenda per un paio di settimane. Ne hanno iniziato a dare notizia dopo il lancio dell’agenzia Bloomberg del 18/6: un portavoce del Tesoro, Meyerhardt, aveva dichiarato che i titoli, sulla base dalle foto disponibili via internet, sono “chiaramente falsi”. Lo stesso giorno il Financial Times (FT) pubblicava un articolo il cui titolo attribuiva alla mafia italiana la responsabilità della (presunta) contraffazione, senza che nel testo stesso dell’articolo vi fosse alcuna possibile connessione alla vicenda di Chiasso. Nonostante ciò, la versione del FT è stata ripresa anche da altri perché “appropriata” ed in fondo “colorita”. Che la mafia cercasse di passare inosservata cercando di piazzare titoli falsi per 134,5 miliardi di dollari e per di più si facesse “pizzicare” ad un passo da casa è non molto credibile. La scorsa settimana, il 25/6, da ultimo anche il New York Times ha dato notizia della vicenda riportando le affermazioni di un portavoce della CIA, Darrin Blackford: i servizi segreti statunitensi avevano svolto delle verifiche, come richiesto dalla magistratura italiana, ed avevano appurato che si trattava di strumenti finanziari fittizi, mai emessi dal “governo USA”. Non è chiaro però come siano state svolte le verifiche di cui parla Blackford e se anch’esse siano state eseguite via internet. Dalle fonti ufficiali italiane non risulta, infatti, che la commissione di esperti americani, attesa in Italia, vi sia ancora giunta. Inoltre i titoli erano accompagnati da una documentazione bancaria recente ed in originale. Non è chiaro perciò come possano le autorità americane definire falsa anche tale documentazione non originata dalla Fed o dal Ministero del tesoro statunitense. Ad affermare viceversa l’autenticità dei titoli, il 20/6 spuntava la Turner Radio Network (TRN), una stazione radio indipendente diffusa via internet. La TRN affermava che i due giapponesi fermati a Ponte Chiasso dalla Guardia di Finanza e poi rilasciati erano dipendenti del Ministero del tesoro giapponese. Sul suo sito l’ideatore e conduttore della radio, Hal Turner, aveva anche asserito che le sue fonti gli avevano rivelato che le autorità italiane riterrebbero autentici titoli e che i due giapponesi sarebbero funzionari del ministero delle Finanze giapponese. Avrebbero dovuto portare i titoli in Svizzera perché il governo nipponico avrebbe perso la fiducia nella capacità statunitense di ripagare il debito pubblico. Le autorità finanziarie giapponesi avrebbero perciò cercato, prima di un’imminente catastrofe finanziaria, di vendere una quota dei titoli in proprio possesso attraverso canali paralleli, grazie all’anonimità che, a dire di Turner, sarebbe garantita dalle leggi svizzere. Sta emergendo una scuola di pensiero secondo la quale i titoli, se autentici, fossero diretti alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, BRI, la banca centrale delle banche centrali in vista dell’emissione di titoli in una nuova valuta sovranazionale. Turner aveva detto, che come prova delle sue rivelazioni, avrebbe fornito i numeri di serie dei titoli sequestrati. Prima che potesse farlo è stato però incarcerato. Hal Turner è colui che tempo fa, per primo, aveva dato notizia di un piano segreto per sostituire il dollaro, dopo una grave crisi finanziaria, con una moneta comune nordamericana, l’Amero. In una drammatica telefonata dall’interno del penitenziario in cui è rinchiuso in attesa del processo, diffusa via internet, Hal Turner afferma chiaramente che il suo arresto è di natura politica ed è in relazione ai titoli sequestrati a Chiasso, perché le autorità sarebbero terrorizzate dalle sue rivelazioni sull’autenticità dei titoli. Le accuse rivoltegli contro, però, niente hanno a che vedere con la vicenda. Turner afferma di non essere stato lui personalmente ad aver formulato le minacce per le quali è stato incarcerato.
La GdF, nel comunicato del 4 giugno, aveva definito “ Bond Kennedy “ e di cui aveva fornito delle foto. Da esse è evidente che non si tratti di obbligazioni – cioè Bond - ma di Biglietti di Stato, Treasury Notes, perché si tratta di titoli immediatamente spendibili per un controvalore in merci o servizi e perché sono privi di cedola per gli interessi. Sul verso è riprodotta l’immagine del presidente americano e sul retro una navicella spaziale. AsiaNews, la fonte da cui apprendiamo queste ultime notizie che riportiamo nel pezzo, ha avuto notizia che tale tipo di cartamoneta era stata emessa meno di dieci anni fa (nel 1998), anche se non si poteva sapere se quelli sequestrati a Chiasso erano biglietti autentici. "Il fatto però che l’emissione di tale Biglietto di Stato - scrive ancora AsiaNews - non fosse assolutamente di dominio pubblico tende a far escludere le ipotesi di contraffazione. È poco ragionevole supporre che un falsario riproduca un biglietto non comunemente in circolazione e di cui non vi sia pubblica conoscenza. Per tale ragione si può pertanto ritenere che anche i 124,5 miliardi di dollari suddivisi in 249 titoli da 500 milioni ciascuno siano autentici. Questi ultimi titoli, pur essendo denominati “Federal Reserve Notes” in realtà sono obbligazioni – bond – perché maturano interessi e sono redimibili a scadenza. In merito ad essi, rimane però un quesito insoluto. Non si capisce infatti per quale ragione, i titoli, da subito apparsi alla GdF indistinguibili dagli originali, abbiano tutte le cedole. Qualsiasi normale investitore, anche uno Stato, avrebbe incassato annualmente le cedole degli interessi, per non perdere potere d’acquisto".
Intanto, al di là delle fonti credibili o meno, dei dati certi ed incerti, delle notizie e dei titoli veri, presenti tali o finti, l'incredibile silenzio dei media, su questa incredibile vicenda, continua.

martedì 23 giugno 2009

Le novità sui "bond di Chiasso". Il mistero continua.


L'aggiornamento è del quotidiano Il Messaggero.
Ogni tanto qualcuno se ne occupa:
"Resta fitto il mistero sui due asiatici beccati il 4 giugno scorso a Chiasso dalla Guardia di Finanza mentre cercavano di entrare in Svizzera con in valigia bond Usa falsi del valore di 134 miiardi di dollari (circa 100 miliardi di euro), più o meno il pil della Nuova Zelanda. Il Tesoro statunitense non ha avuto dubbi: i titoli di credito Usa per un valore nominale di 134 miliardi di dollari - 249 bond delle Federal Reserve del valore di 500 milioni di dollari l'uno e dieci bond Kennedy del valore di un miliardo di dollari ciascuno - trovati in una valigia con doppiofondo sono falsi. «Si tratta chiaramente di un falso, non certo di un buon falso», ha detto all'agenzia Reuters Stephen Meyerhardt, portavoce dell'ufficio del debito pubblico al Tesoro Usa, dopo che la procura di Como, allertata dalle Fiamme gialle, aveva avviato una indagine. Ma il mistero sull'incredibile vicenda resta fitto e sono subito cominciate a circolare le teorie più disparate. Sono soldi di terroristi che dovevano servire per comprare armi di distruzioni di massa. Sono i giapponesi che vogliono liberarsi di dollari in segreto. Sono agenti di Kim Jong Il che vogliono portare i soldi del dittatore nordcoreano al sicuro nei forzieri svizzeri. A soffiare sul fuoco dei sospetti c'è il fatto che il sequestro dei bond taroccati è avvenuto poco dopo un allarme dato dal Tesoro Usa alle banche americane, invitate a una maggiore vigilanza sulla possibile circolazione di grossi quantitativi di denaro falso. Un avvertimento lanciato dopo l'arrivo di indicazioni di intelligence secondo le quali la Corea del Nord potrebbe tentare di aggirare le sanzioni Onu con una serie di iniziative illegali. Gli uomini di Kim Jong Il, sostiene Washington, potrebbero cercare di portare in Europa denaro e titoli falsi per finanziare la costruzione dell'atomica. Nemmeno sulla nazionalità dei due - che si fingevano uomini d'affari - ci sono certezze: in un primo momento si credeva che i due fossero giapponesi, ma si tratterebbe in realtà di filippini. I due sono stati bloccati dalla Gdf a Chiasso mentre viaggiavano in treno dall'Italia alla Svizzera. «Niente da dichiarare», avevano risposto sicuri ai finanzieri al momento del controllo doganale. Ma quando i loro bagalgi sono stati controllati con più attenzione in un doppiofondo della valigia sono saltati fuori i titoli falsi. I bond sono stati probabilmente taroccati usando software neanche troppo sofisticati per la elaborazione delle immagini. I funzionari del Tesoro Usa hanno fatto notare che la enormità della somma dei bond sequestrati indica da sola che si tratta di contraffazioni. Senza considerare poi che dagli anni '80 i bond emessi dal Teroro statunitense sono dematerializzati e non vengono più emessi in formato cartaceo. Indicazioni che però non hanno contribuito a fare luce sul mistero che circonda la vicenda".

sabato 20 giugno 2009

Il Dipartimento del Tesoro Usa: i bond sono falsi. La Corea del Nord. I filippini. L'ombra della Mafia. I misteri.


I 134 miliardi di dollari in bond Usa sequestrati a Chiasso sono falsi. A sostenerlo, in un intervista pubblicata ieri dal Financial Times, è un esponente del Dipartimento del Tesoro Usa. All’autorevole quotidiano finanziario londinese l’uomo ha spiegato: «Quei bond sono tutti falsi. Pensate che nemmeno i titoli circolanti raggiungono quel valore». La testata inglese dedica un lungo articolo al clamoroso sequestro di documentazione valutaria eseguito dai funzionari di dogana e dalla guardia di finanza alla stazione internazionale di Chiasso. I due cittadini con passaporto giapponese intercettati al valico non si sa dove siano, per ammissione - stando alle citazioni sempre dal Financial Times - dello stesso governo nipponico: «Ancora - si legge nell’articolo - non si sa se i due fermati sono veramente giapponesi». Secondo l’agenzia Ansa, in realtà, i due «si fingevano uomini d’affari ma si tratterebbe in realtà di persone di altra nazionalità, probabilmente filippini». Il quotidiano della City mette poi in diretta relazione il sequestro di bond falsi con gli affari della mafia. «I funzionari italiani, pur riconoscendo che pratiche di contraffazione di questo tipo non sono poi così insolite - si legge ancora nell’articolo del Financial Times - sono rimasti sconvolti dalla somma esorbitante coinvolta e stanno cercando di scoprire da dove vengono e dove erano diretti quei titoli. Il mese scorso la procura italiana ha fatto sapere di aver scoperto una gigantesca truffa da 1 miliardo di dollari orchestrata dalla mafia siciliana con l’aiuto di alcuni funzionari corrotti della banca centrale venezuelana. Le autorità hanno disposto l’arresto di venti persone in quattro Paesi differenti. Stando a quanto riferito da Reuters, le obbligazioni dovevano essere utilizzate come titoli collaterali per aprire linee di credito con le banche. Da parte sua, la banca centrale del Venezuela ha respinto le accuse». Un vero e proprio intrigo internazionale, arricchito da un dato: il Tesoro Usa ha inviato una nota a tutte le banche americane invitando a vigilare sulla possibile circolazione di grossi quantitativi di denaro falso: l’allarme è scattato dopo indicazioni che la Corea del Nord potrebbe tentare di aggirare le sanzioni Onu con una serie di iniziative illegali.
Solo dopo le affermazioni del Dipartimento del Tesoro americano alcuni media hanno riportato la notizia. Per il resto la grande stampa continua a svolgere una parte irrilevante su tutta la vicenda.

venerdì 19 giugno 2009

L'Italia chiede spiegazioni agli Usa per i 134 miliardi sequestrati.

MILANO (Reuters) - Le autorità italiane si sono rivolte ai colleghi statunitensi per ricevere una perizia sull'autenticità o meno dei titoli Usa per un valore complessivo di 134 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso agli inizi di giugno. Lo ha detto a Reuters il colonnello Rodolfo Mecarelli, a capo del comando provinciale della Guardia di Finanza di Como. "Si abbiamo già stabilito dei contatti con i colleghi americani che devono fare la perizia sui bond per stabilirne l'autenticità o la falsità", ha detto Mecarelli, riferendosi all'agenzia U.S. Secret Service, che ha dei funzionari presso l'ambasciata Usa a Roma, ed è l'organismo competente per questi tipi di accertamenti in collaborazione con la Guardia di Finanza. Nel corso di controlli contro il traffico illecito di capitali, gli agenti della Guardia di Finanza e della Dogana di Chiasso hanno sequestrato ai primi del mese a due giapponesi 249 bond della Federal Reserve del valore nominale di 500 milioni di dollari ciascuno e 10 "Kennedy bond" del valore di un miliardo di dollari ciascuno, oltre ad altra documentazione bancaria in originale. I titoli erano nascosti nel doppio fondo di due valigie. La perizia della U.S. Service, attesa nei prossimi giorni, aiuterà gli inquirenti a stabilire l'autenticità dei titoli sequestrati. Se i titoli dovessero risultare autentici potrebbe essere applicata una sanzione amministrativa pari a 38 miliardi di euro, ovvero il 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10.000 euro. Nulla si sa al momento della provenienza di questi titoli e controlli sono in corso anche sui documenti di identità forniti dai due giapponesi, che sono a piede libero. Il giornale La Provincia di Como ha scritto nei giorni scorsi di un possibile collegamento con la Corea del Nord nel caso, citando come fonte non meglio precisati "siti americani specializzati in temi economici". Ma su questo non è stato possibile avere conferme né dettagli.
Inizia a muoversi qualcosa?
Ne parleranno i quotidiani?
Ci sarà qualche inchiesta giornalistica?

giovedì 18 giugno 2009

Ancora silenzio sui 134 miliardi di dollari. Intanto un altro sequestro di 15 miliardi di bond giapponesi (forse falsi).


Dopo il mistero fitto e misterioso dei 134 miliardi di dollari sequestrati a Chiasso, 4 ore fa è stata battuta un'altra notizia, pubblicata solo dal quotidiano on line "La Voce d'Italia":

"Como - 15 miliardi di euro in bond giapponesi sono stati sequestrati alla dogana turistica di Brogeda ad un 55enne imprenditore romano che li stava portando in Ticino attraverso il valico di Chiasso. La Procura di Como sta indagando sulla provenienza dei titoli di stato nipponici sequestrati dalla Guardia di finanza. L'ambasciata di Tokyo a Roma, interessata dal pm lariano, avrebbe mostrato seri dubbi sull'autenticità dei titoli in yen".

Tra titoli veri e titoli falsi sta succedendo qualcosa che non quadra, sempre nella stessa "zona". Ma una cosa è sicura: il silenzio dei media continua ad essere totale.

martedì 16 giugno 2009

134 miliardi di dollari sequestrati dalla Guardia di Finanza. Ma nessuno ne parla!


Si registrano nuovi sviluppi si registrano nell'incredibile vicenda dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati al confine italo-svizzero di Ponte Chiasso dalla Guarda di Finanza italiana. La vicenda, che aveva fatto registrare grandi titoli sulla stampa italiana, da cui non è stata più ripresa, era stata finora scarsamente rilanciata dalle agenzia stampa internazionali. Alcuni commentatori hanno messo la notizia del sequestro a Chiasso in relazione con quanto riportato lo scorso 30 marzo da alcuni quotidiani americani. Il Ministero del Tesoro americano aveva scoperto di avere a disposizione, inaspettatamente, ancora 134,5 miliardi di dollari della TARP (Troubled Asset Relief Program) – il fondo speciale del governo americano di sostegno per i titoli finanziari “problematici” – che fino a quel momento non erano stati impegnati. Il governo Obama poteva perciò evitare di chiedere nuovi fondi al Parlamento statunitense, che in quel momento appariva intenzionato a negarli. Anche un’altra notizia sarebbe in relazione con il sequestro effettuato a Chiasso. Poche ore fa, secondo l’agenzia giapponese Kyodo, il ministro degli Interni Kunio Hatoyama ha inviato una lettera di dimissioni. La motivazione ufficiale sarebbe connessa ad un disaccordo relativo alla conferma di un incarico di vertice alle Poste giapponesi. Alcune fonti hanno fatto notare che la motivazione è poco credibile perché Hatoyama è stato il principale alleato che ha permesso a Taro Aso di diventare Primo ministro e perché la coalizione governativa deve affrontare tra due settimane una difficile prova elettorale a livello nazionale. Le ragioni che farebbero pensare ad una connessione con il sequestro di Chiasso sono molteplici. In primo luogo i corrieri che trasportavano i valori avevano dei passaporti giapponesi. In secondo luogo i corrieri della valuta transitata illecitamente non sono stati arrestati. Il possesso di valuta, o di altri valori mobiliari, contraffatti comporta per la legge italiana l’arresto anche per cifre ben inferiori, anche per poche decine di migliaia di euro. A titolo di paragone, il valore dei titoli contraffatti è pari all’1% del PIL (Prodotto Interno Lordo) americano. In terzo luogo le modalità del sequestro denotano una superficialità a dir poco dilettantesca: due giapponesi in giacca e cravatta con valigetta su di un treno regionale – che si ferma ad ogni piccola stazione – solitamente frequentato da frontalieri – in generale lavoratori manuali italiani che lavorano in Svizzera e rientrano a casa in serata – avevano la stessa probabilità di passare inosservati di due dirigenti europei in Congo.
Perché la stampa italiana ha improvvisamente fatto calare il silenzio sulla notizia? I titoli sequestrati cosa ci facevano in Italia e perché venivano trasportati in Svizzera? Sono autentici? Nell’ipotesi che si tratti dei fondi non impegnati della TARP perché mai sono (sarebbero) già stati emessi dalla Federal Reserve americana dei titoli a valere su tale fondo? Se si accertasse che i titoli sono autentici e si trattasse di beni appartenenti ad un grande Stato estero, perché non è stata utilizzata la valigia diplomatica, che non può essere ispezionata dagli agenti doganali? Come si comporterà il governo italiano in merito alla penale? Imporrà il pagamento di una penale da 38 miliardi di euro o, senza versamento dell’ammenda, restituirà i titoli al Paese proprietario – mostrando al mondo intero che l’Italia è una sorta di protettorato semicoloniale e soprattutto violando la legge e la Costituzione italiana?
Domande lecite, che in molti, tra i pochi che hanno pubblicato la notizia, si sono posti.